La vergogna di inseguire la bellezza

A 26 anni mi vergogno della bellezza, della mia ricerca personale di bellezza perché mi ribalta nella dimensione della stupidità che quegli anni rappresentano.

Tre tesori sacri

Li descrivo tesori questi libri trovati per caso e il sentimento dietro a tale nominativo è ben più complesso del modo in cui sono finiti tra le mie mani.

Quanto costa la vicinanza?

Se la vicinanza mi pare abbia un prezzo alto, la distanza, al contrario, quando curata, sembra la soluzione migliore per chi amo e di conseguenza mi ama.

Cosa ti fa stare bene?

Cos’è il bene allora? Il bene declinato alle persone, sui volti?

Quali forme conosce e ri-conosce il mio bene? Quali forme ha? Possiede un odore o un sapore?

Quali elementi dipendono da me e quali sono, in qualche modo, universali?

Scrivere, viene per primo. Ascoltare musica tutti i giorni, il secondo. Terzo è

初心 e del verbo “scegliere” [2]

“Sì, certo, ma…” avrei voluto dire ad alta voce quel ma. Invece ho lasciato fosse sottinteso, che la preoccupazione latente potesse percepirla pur a distanza.

初心 e il verbo “scegliere” [1]

Scrivo su carta oggi, scovo e traccio tratti a cui non sono abituata e in virtù di un forte credo personale, arriva una risposta: shoshin, mi capita tra le mani. Tra inizio e il cuore letto nello spirito, l’entusiasmo dell’iniziare ad apprendere qualcosa, un intruglio stupendo tra entusiasmo e paura. Scrivo oggi senza accorgermene subito le mie intenzioni, comunico alla carta per prima le mie scelte.