Quanto costa la vicinanza?

Se la vicinanza mi pare abbia un prezzo alto, la distanza, al contrario, quando curata, sembra la soluzione migliore per chi amo e di conseguenza mi ama.

Cosa ti fa stare bene?

Cos’è il bene allora? Il bene declinato alle persone, sui volti?

Quali forme conosce e ri-conosce il mio bene? Quali forme ha? Possiede un odore o un sapore?

Quali elementi dipendono da me e quali sono, in qualche modo, universali?

Scrivere, viene per primo. Ascoltare musica tutti i giorni, il secondo. Terzo è

初心 e del verbo “scegliere” [2]

“Sì, certo, ma…” avrei voluto dire ad alta voce quel ma. Invece ho lasciato fosse sottinteso, che la preoccupazione latente potesse percepirla pur a distanza.

初心 e il verbo “scegliere” [1]

Scrivo su carta oggi, scovo e traccio tratti a cui non sono abituata e in virtù di un forte credo personale, arriva una risposta: shoshin, mi capita tra le mani. Tra inizio e il cuore letto nello spirito, l’entusiasmo dell’iniziare ad apprendere qualcosa, un intruglio stupendo tra entusiasmo e paura. Scrivo oggi senza accorgermene subito le mie intenzioni, comunico alla carta per prima le mie scelte.

Il diritto della perdita

Qualsiasi pietanza nega sapori al palato subito, quando l’impatto lo si sta recependo e accettando poiché una volta sferrato, un attacco, richiede un termine, a prescindere dal risultato. Sul carne, su cemento, nel vuoto, nessuno lo ricorderà.

Il coraggio è l’azione del cuore

Essere scontenti e acce(r)tarlo, dacché sono convinta – e ho capito – è il tempo a dettare le cadenze: di idee, risultati, inizi, processi, inconvenienti. Siamo pedine in una sorta di Jumanji dove una volta entrati nel gioco non si esce.